martedì 10 agosto 2010

Golf Club S.Bartolomeo di Reggio Emilia
QUANDO GLI ALBERGHI
DIVENTANO RESIDENCE


«Il golf club San Bartolomeo trasformato in residenza»
la Gazzetta di Modena18 giugno 2010 pagina 08 sezione: ATTUALITÀ
BOLOGNA. La consigliera regionale verde Gabriella Meo (nella foto) chiede alla Giunta di esercitare il controllo previsto dalla legge nella vicenda del Golf club di San Bartolomeo, a Reggio Emilia, perché la Guardia di finanza indaga «sulla costruzione del residence e sul suo presunto cambio di destinazione d’uso da struttura alberghiera a edificio residenziale». Meo rileva che per il Golf club costruito nel 2004, il piano particolareggiato di iniziativa privata, approvato dal Consiglio comunale nel luglio 2003, prevedeva la costruzione sugli stessi terreni anche di un albergo, un residence, un centro benessere e strutture a servizio del campo da golf. La convenzione poi stipulata fra il Comune e il privato realizzatore del residence prevede che «le unità immobiliari non saranno utilizzabili separatamente, rispetto al complesso di beni e servizi che esprimono l’attività ricettiva». Ma secondo la Meo era già chiara nel 2003 «la costruzione di edilizia residenziale» utilizzando «il grimaldello della residenza turistico-alberghiera». In ogni caso, anche la delibera di Giunta regionale - precisa la Meo - vieta il frazionamento, il cambio di destinazione d’uso e la vendita frazionata di unità abitative delle residenze turistico-alberghiere.
Dalla Gazzetta di Modena

Pontegrosso, Salsomaggiore Terme
COMUNE COSTRETTO A VENDERE
IL CAMPO DA GOLF
per far quadrare il bilancio

Dal quotidiano La Gazzetta di Parma :
http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/2/38673/_Campo_da_golf_in_Consiglio_sotto_la_voce_%C3%82%C2%ABalienazioni%C3%82%C2%BB.index.html

Campo da golf verso la vendita? Nel prossimo consiglio comunale in programma il 12 e 13 aprile, alla voce alienazioni, propedeutica all’approvazione del bilancio di previsione, ci sarà, salvo imprevisti, anche quella relativa al green di Pontegrosso.
Dopo il via libera, a metà febbraio, alla variante urbanistica al Psc con la costruzione di 50 unità abitative (più 14 alloggi da rustici esistenti da demolire e ricostruire; 1800 mq per attrezzature e un’unità ricettiva da 40 posti letto) prosegue l’iter per la cessione del campo a privati. Per il Comune, per far quadrare il bilancio, la vendita sarebbe diventata improcrastinabile ma a questo punto resta da capire se la Conopri, la società che già detiene il diritto di superficie, sia ancora interessata ad acquistare il campo, valutato 1 milione e 700 mila euro. Il green di Pontegrosso è stato riaperto solo da una decina di giorni, gestito sempre dalla Conopri su cui nei mesi scorsi erano stati avanzati dubbi sull'intenzione o meno di far ripartire l’attività dopo la pausa invernale. Pausa più lunga rispetto agli anni passati sia per il perdurare del maltempo, sia pare anche per le difficoltà economiche che la stessa società avrebbe avuto. L'attività del campo è comunque ripartita: al momento non è ancora stato stilato un programma definitivo delle gare ma a breve dovrebbe essere pronto, come pure dovrebbero ripartire anche i corsi per neofiti. Per quanto riguarda invece la vendita, le prossime settimane dovrebbero essere decisive. La giunta provinciale a giorni dovrebbe dare l’avvallo alla variante urbanistica dopodiche dovrebbe esserci il via libera all’acquisto. Sulla carta la Conopri - fra le tante critiche avanzate sull'operazione, oltre alla cementificazione delle colline, anche i dubbi sulla stabilità finanziaria degli acquirenti- è la società che, con delibera del consiglio comunale del 24 settembre 2008, è stata individuata per la cessione dell’area a trattativa privata. Ma visto anche il momento di crisi generale, se non fosse più interessata a portare avanti l’acquisto? Quali potrebbero essere allora le alternative? Il Comune dovrebbe trovarne una, ed in tempi rapidi, anche perché gli introiti della vendita sarebbero necessari per evitare un buco di bilancio.

Reggio Emilia
MATILDE DI CANOSSA
un golf club extra lusso che diventa quartiere


Campi da golf, urbanistica e polemiche che non cessano di essere d'attualità, in ogni comune di Italia(e non solo).Questa è la volta di Reggio Emilia.Il pezzo è recentissimo, 7 agosto 2010, e copre l'intera terza pagina del quotidiano L'Informazione. In discussione le violazioni di norme urbanistiche.L'intero articolo si può legger qui in formato .pdf

Bocciato il Parco per il green
DUE SPECIE FLORISTICHE
A RISCHIO PER IL GOLF
in Veneto a San Zeno frazione di Lumini

Pubblichiamo questo appello contro la realizzazione di un campo da golf che nella frazione di Lumini, comune di San Zeno di Montagna, provincia di Verona (Veneto), va a minacciare due endemismi. (nella foto qui in basso una delle due specie in pericolo, il "Velo da Sposa", nome scientifico "Gypsophila Papillosa")

Da http://www.larena.it/dossiers/Dossier/276/988/



Due le specie di fiori a rischio
tra il Garda e la montagna

La Gypsophila Papillosa, nota come «Velo da sposa»,
è una delle specie floristiche baldensi minacciate

15/07/2010 A Garda c'è l'unica al mondo Gypsophila papillosa, il «velo da sposa», sotto Marciaga. Lì è previsto un grande campo da golf. A San Zeno, nella frazione di Lumini, sopra l'endemico Ranunculus luminarius, il ranuncolo dei Lumini, è stata fatta una strada. E proprio in questo periodo, sul Baldo che sovrasta il lago, è il tempo di fiori, a miliardi, forme e colori diversissimi, bouquet spontanei commoventi. Testimoni di tutto un mondo e di un monte unico al mondo. Una fioritura che si ripete ogni anno ma che desta sempre meraviglia. In chi sa vederne l'unicità.Ma intanto due specie esclusive del massiccio baldense rischiano l'estinzione, sono iscritte infatti già alla lista rossa dei vegetali in via di scomparsa. Sindaci, Provincia e Soprintendenza ai beni ambientali dovrebbero saperlo, perché sono dei veri e propri monumenti naturali. Filippo Prosser, Alessio Bertolli e Francesco Festi, autori dell'ormai celebre tomo «Flora illustrata del Monte Baldo» spiegano: «L'area gardesana rientra nei Sic (sito di interesse comunitario), come si legge nell'atlante dei siti del Veneto, edito dalla Regione, in cui si proteggono i prati aridi. Progetti che ne prevedessero l'alterazione dei luoghi di crescita sono soggetti alla valutazione d'incidenza ambientale, con incerti esiti di approvazione. Almeno sulla carta». Altrove questi problemi di conservazione ambientale sono stati risolti col vincolo, l'individuazione Gps delle stazioni vegetali, la tutela urbanistica specifica. E' quanto si sta cercando di fare anche per le orchidee spontanee del Veronese. La prima emergenza d'assoluto rilievo è sulle colline di Garda (monte Luppia) e Marciaga, in zone di prati aridi ed incolti sterili. Vi cresce, la Gypsophila papillosa, solo su terreno morenico (scarpate ciottolose con cotica erbosa discontinua), solo lì. E le amministrazioni sono responsabili della sua sopravvivenza. Ma com'è fatta? È una pianta erbacea, legnosa alla base, alta circa 50 centimetri. Da una robusta radice si dipartono vari fusti allungati con numerose foglie strette verdi-azzurre. Ognuno porta molti piccoli fiori rosei con cinque petali. La prima segnalazione risale a oltre un secolo fa, nel 1902 il botanico Gregorio Rigo la rinvenne in località Campiano, sopra Garda, già nel 1904 il suo collega Pietro Porta la descrisse come specie nuova. «È una specie di massima importanza conservazionistica a livello europeo», dicono gli specialisti, «l'unica baldense elencata al livello prioritario dell'allegato II della Direttiva 43/92/Cee Habitat».Questo endemismo puntiforme, rinvenuto anche sopra villa Canossa, in val dei Mulini, sulla rocca di Garda e sotto Costermano, ha vari fattori di minaccia: gli incendi, il rinselvatichimento delle pendici aride visto che cresce solo in piena luce. E ancora: la progressiva urbanizzazione, le culture intensive, i futuri campi di golf. Spetta ora ai competenti dare tutela a una perla della natura, a una risorsa unica del territorio.Nella stupenda conca di Lumini, a San Zeno di Montagna ma oltre il displuvio meridionale del massiccio, sopra il Caprinese, cresce invece, unico sito sul Baldo, il Ranunculus luminauris, unico di una classifica che comprende, solo sul Baldo, più di settanta varietà. Cresce sui suoli dei valloni boscati umidi e profondi, sotto i castagni, dove fiorisce in aprile con corolle giallo vivo a 5 petali. Qualcuno di questi non è del tutto sviluppato perché la pianta, delicatissima, alta oltre 50 centimetri, con foglioline gigliate sempre in numero di 10, e pure scoperta dal botanico veronese Rigo nel 1904, non si riproduce sessualmente, e non ha quindi necessità di attrarre gli insetti impollinatori. Da Sandro Pignatti, il patriarca della botanica nazionale (definito «il massimo genio botanico italiano») e redattore 20 anni fa di un'insuperata «Flora ufficiale italiana» in tre volumi, il Luminarius, che prese il nome di Ranuncolo dei Lumini, è simile a quello di Ostiglia, ora estinto. Corre seri rischi con i lavori di sbancamento agrario e silvopastorale già in atto e con nuove strade d'arroccamento nel bosco e per le malghe sovrastanti.Le localizzazioni dei siti di crescita alla Regione sono state fornite dal Museo Civico di Rovereto nell'ambito della costituzione di un database georeferenziato per usi gestionali, anche se il ranuncolo di Lumini è fuori dal Sic. Sulla carta i vincoli già ci sarebbero.Un parco, «il parco», costituirebbe invece l'unica, l'ultima speranza: 3262 ettari sono già «parco», proprietà di Veneto agricoltura, della Regione Veneto. Parco del Baldo? L'idea è discussa, talvolta avversata dalle amministrazioni baldensi, ha una storia contorta nel gioco di adesioni e dinieghi. Il progetto urta contro interessi speculativi di varia portata: impianti, alberghi, villaggi, lottizzazioni. A Venezia, dalle forze politiche e dalla Giunta della Regione, il «Parco regionale del monte Baldo» attende il via della legge» si scriveva nel volume del centenario della sezione di Verona del Club Alpino Italiano nel 1977: «illusi» che l'istituzione del parco fosse in dirittura d'arrivo. Poi cadde la Giunta regionale.

Tra Parma e Baganza
GOLF NEL TORRENTE? NO, GRAZIE.
Intervento di Lipu e Wwf


Da Repubblica.it pubblichiamo integralmente la presa di posizione di due associazioni ambientaliste.
http://parma.repubblica.it/dettaglio/passerella-e-golf-nel-torrente-il-no-della-lipu-e-del-wwf/1606922?edizione=EdRegionale

Negli ultimi mesi la stampa ci ha messo al corrente di diversi progetti del Comune, riguardanti il tratto urbano di Parma e Baganza e di alcune aree adiacenti. Si è parlato di reti ecologiche, green-ways, passerelle, punti di osservazione, bar, ristoranti, campi da golf e altro ancora. Non sempre è chiara la coerenza, se non addirittura la compatibilità tra questi diversi progetti. Auspicando di essere interpellati come associazioni ambientaliste prima che siano fatte scelte definitive, quanto appreso ci permette comunque di esprimere alcune considerazioni e alcune richieste per la tutela degli aspetti di pregio delle aree golenali della città. * Il tratto urbano del torrente ha caratteristiche decisamente particolari rispetto alle altre aree verdi della città: è ancora sottoposto a piene (malgrado le casse d'espansione, che però servono solo a mettere in sicurezza la città e non eventuali infrastrutture ed attrezzature in alveo!), ospita numerose specie animali e vegetali altrove non presenti nell'area urbana, è il principale corridoio ecologico non solo per la città, ma anche per i territori posti a valle e a monte di essa. - Il torrente deve esser valorizzato, nel senso che bisogna riconoscere il valore di quanto contiene in termini di biodiversità. Airone cenerino, nitticora, garzetta, fagiano, martin pescatore, picchio rosso maggiore, sparviero, scoiattolo, capriolo e faina sono solo alcune delle numerose specie che popolano questo ambiente. - Oggi l'assenza di accessi e di percorsi in golena consente di osservare con una certa facilità dal Lungo Parma animali e angoli di paesaggio che possiamo considerare eccezionali per il centro di una città di medie dimensioni come Parma. - Eventuali percorsi pedonali ciclistici di libero accesso causerebbero un disturbo alla fauna e un possibile fattore di degrado, come ad esempio l'abbandono di rifiuti.
- Prima di progettare qualsiasi intervento che riguarda il torrente sarebbe opportuno fare i conti con quello che rischiamo di perdere. - In alternativa, ci sono altri modi più appropriati per apprezzare meglio le varie forme di vita presenti nel torrente: la realizzazione di punti di osservazione dal lungo Parma, visite guidate secondo tempi e modi opportuni e fruizione controllata di alcuni tratti, come ad esempio l'area di riequilibrio ecologico tra ponte Dattaro e ponte Stendhal. - Le aree adiacenti e in diretta connessione con il torrente, come l'area ex-Corsi, potrebbero migliorare ulteriormente la funzionalità della rete ecologica, se gestite in modo adeguato. Diversamente, la realizzazione di strutture, servizi ed insediamenti causerebbe una ulteriore frammentazione della rete ecologica urbana, ripercuotendosi negativamente sul torrente e sulle altre aree residue di verde urbano. - La cassa d'espansione dovrebbe essere destinata, compatibilmente con le sue funzioni di tipo idraulico, a migliorare la ricchezza biologica del torrente, evitando usi accessori che siano in contrasto con essa. Infine cogliamo l'occasione per esprimere una valutazione positiva riguardo i cartelli, collocati in corrispondenza dei ponti e di alcuni tratti del lungo Parma, che spiegano alcune caratteristiche dell'ambiente di greto e l'importanza di una manutenzione attenta agli aspetti di pregio di questa striscia di naturalità. Sono cartelli che indicano la strada giusta. Il torrente Parma non è uno spazio vuoto, ma un ambiente ricco di biodiversità: occuparlo con qualcosa di diverso significa perdere questa ricchezza. Legambiente LIPU WWF
(10 agosto 2010)

lunedì 9 agosto 2010

Da Atletica Uisp on line
GOLF E ACQUA
"Il valore del consumo responsabile"

Atletica UISP on line n.6 giugno 2010 dedica un suo speciale all'acqua e cita il consume idrico di un campo da golf.
Nell'intervista Santino Cannavo, responsabile nazionale Ambiente UISP, partendo dei referendum che mirano a difendere l'acqua come bene pubblico, parla del consumo giornaliero d'acqua di un campo da golf, lo stesso di una città da 8.000 abitanti.L'intero numero della rivista può essere letto qui:

sabato 7 agosto 2010

Calabria, Galati (frazione di Brancaleone)
LEGAMBIENTE CONTRO GOLF E RESIDENZE
minacciate dune e Caretta Caretta


Campo da golf con 18 buche e complesso residenziale con annesso centro commerciale minacciano la tartaruga Caretta Caretta in Calabria, provincia di Reggio.Il GAM sostiene le proteste dei cittadini, di Legambiente e Goletta Verde (nella foto sopra) contro il progetto del villaggio turistico "Jewel of the sea - Gioiello del mare". Ripubblichiamo qui integralmente sul caso la nota di ecoblog.
Dal sito
http://www.ecoblog.it/post/10961/spiaggia-di-brancaleone-legambiente-il-jewel-of-the-sea-le-caretta-caretta-minacciate-e-i-miei-ricordi-di-bambina


Galati, è una frazione del Comune di Brancaleone. Salta alle cronache in questi giorni per l’accesa protesta di Legambiente che si batte contro la costruzione del Jewel of the sea (qui la VIA), un complesso residenziale con annesso centro commerciale e campo da golf con 18 buche. Nella foto in alto, scattata da Diego Leocani che ha un gruppo di amici di Brancaleone Marina su Facebook, si vede chiaramente in basso a sinistra il complesso delle villette che va direttamente sulla spiaggia habitat per la riproduzione delle tartarughe Caretta Caretta, specie protetta.
La zona, era sotto vincoli ma, scrive il Corriere del Sud:
A dare il via libera alla lottizzazione una variante urbanistica approvata in fretta nel 2006, per un’area già sottoposta a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici.
Da quelle parti, solo un albergo-villaggio costruito tantissimi anni fa e che non regge, evidentemente, le richieste per chi vuole fare turismo in una zona bellissima e ancora incontaminata tanto da essere meta dalle Caretta Caretta.
Goletta Verde (qui la cronaca dal loro blog) è passata di lì nei giorni scorsi e ha consegnato la bandiera nera agli amministratori di Brancaleone, poiché ha fatto notare Legambiente che:
un progetto autorizzato nel 2006 dalla Giunta comunale, che prevede tra l’altro la costruzione sulle dune di un gruppo di villette a due piani fuori terra, che stanno formando un muro invalicabile a una trentina di metri circa dalla battigia. Lascia perplessi che nel 2010 si continui a investire in un vecchio modello di sviluppo, che anziché salvaguardare e valorizzare la straordinaria valenza ambientale delle dune di Brancaleone, sito non a caso scelto dalle Caretta Caretta per nidificare, punta sul cemento, pregiudicando la corretta conservazione dell’ecosistema dunale. Senza entrare nel merito della legittimità delle concessioni edilizie, che spetta solo agli inquirenti, ci chiediamo come sia stato possibile autorizzare la costruzione del villaggio, nella parte ricadente sulle dune.

venerdì 6 agosto 2010

Oristano
Amministratori dileggiano
le Istituzioni Europee
"CONSIGLIO PROVINCIALE DA SCIOGLIERE"
Appello GAM al Presidente Napolitano

Incredibile. Il comunicato stampa emesso ieri dalla Provincia di Oristano lascia sconcertati. Senza parole.La sentenza di condanna dell'Italia per la realizzazione del golf a Is Arenas (Narbolia) in Sardegna, emessa dalla Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo il 10 giugno scorso, è stata disattesa e ignorata.

Nove anni fa la Commissione Europea (nella foto in alto la sede) ha dovuto aprire una procedura d'infrazione contro il Governo italiano per le autorizzazioni inopinatamente concesse a Narbolia dalle amministrazioni locali.Dopo un braccio di ferro durissimo è stata addirittura costretta a denunciare l'Italia alla Corte di Giustizia Europea nel 2008, causa C‑491/08, (nella foto la sede della Commissione).

La sentenza è arrivata di recente, il 10 giugno scorso: l'Italia è stata condannata.In maniera inequivocabile.


Scaricabile il testo integrale della condanna per il golf a Is Arenas qui-dal sito ufficiale della Corte- in


lingua italiana


lingua francese


Ma per l'amministrazione provinciale di Oristano questa sentenza non esiste.Fino a ieri nessuna reazione, nè dalla giunta, nè dall'opposizione, nonostante tutti gli amministratori conoscano perfettamente il caso e lo scontro con le Istituzioni Europee in atto da decenni.E ieri è arrivata, a due mesi dalla sentenza giunta dal Lussemburgo una nota sul caso Is Arenas.L'Unione Europea e nessuna istituzione comunitaria viene mai esplicitamente citata nella velina partita dalla sede di via Salvatore Carboni.L'opinione pubblica non deve sapere che l'Italia è stata condannata da una sentenza europea per Is Arenas, meglio non ricordarlo.Un capolavoro informativo degno del miglior regime.Nella sua nota stampa di ieri compare un unico misterioso incomprensibile cenno : "La provincia -si legge nella nota -diventerà parte attiva nel chiedere la definizione di tutte le procedure in corso.", senza spiegare quali procedure e quali definizioni. Stupefacente è poi l'emissione da parte della Provincia di una sorta di apparente (ridicola) "contro-sentenza" nei confronti della Corte del Lussemburgo quando sempre testualmente scrive: " l'edificazione non è in contrasto con il Sito d'Interesse Comunitario".

(Nella foto la sede della Corte di Giustizia Europea )
L'opposto di quanto messo nero su bianco dalla Corte del Lussemburgo.L'Unione Europea e la giustizia europea vengono così calpestate dall'amministrazione provinciale di Oristano. La legalità e il diritto comunitario vengono ad essere sviliti con un'arroganza senza pari.L'azione politica dela giunta provinciale di Oristano ("di sostegno"ad una società privata che ha realizzato le sue strutture violando le direttive ambientali comunitarie) non solo si pone al di fuori di quanto stabilito da una Sentenza della Corte Europea, ma costituisce di fatto una lesione dei rapporti tra il nostro paese (già condannato per questi fatti) e l'Unione Europea. Il Gam giudica il comportamento politico dell'amministrazione di Oristano gravemente offensivo nei confronti della istutuzioni europee (Commissione e Corte di Giustizia Europea) del tutto inadatto allo svolgimento delle funzioni amministrative, non rispettoso della Costituzione.

Chiede l'intervento delle autorità competenti:

Presidente della Repubblica, Ministro delle Politiche Comunitarie e del Prefetto, affinchè possano verificare la sussistenza degli estremi (previsti dalla legge) per lo scioglimento del consiglio provinciale di Oristano.


Riproponiamo integrale il comunicato ufficiale della Provincia di Oristano, senza altri commenti.
Dal sito ufficiale della Provincia di Oristano
http://www.provincia.or.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3416&Itemid=548
Is Arenas, confermato l'interesse per il sistema golf
Sostegno alle iniziative imprenditoriali che a Narbolia sono state poste in essere realizzando ad Is Arenas un campo da golf di 18 buche e le annesse strutture turistico ricettive, in gran parte funzionali alla disciplina del golf. Lo ha affermato il presidente della Provincia, Massimiliano de Seneen, a conclusione di un sopralluogo effettuato unitamente agli assessori al turismo Gianfranco Attene, allo sport Serafino Corrias e al lavoro Alessandro Murana. Nel corso dell'incontro con l'ing. Piero Maria Pellò sono stati approfonditi i diversi aspetti dell'iniziativa imprenditoriale che ha portato alla realizzazione di un complesso che nella sua edificazione tiene conto delle prescrizioni imposte e che non sono in contrasto, proprio per le caratteristiche di pineta artificiale, con il fatto che l'area sia compresa all'interno di un SIC, del quale peraltro si attende ancora la istituzione del Comitato di Gestione.
In quest'ambito la Provincia diventerà parte attiva nel chiedere la definizione di tutte le procedure in corso. Sui rapporti con gli Enti si è intrattenuto l'assessore Gianfranco Attene mentre l'assessore Alessandro Murana ha posto l'accento sui livelli occupativi (da Is Arenas, ogni anno, escono 5 milioni di euro di salari, indotto a parte), mentre l'attenzione dell'assessore Serafino Corrias si è concentrato sul prossimo avvenimento sportivo che ad ottobre vedrà 240 golfisti impegnati sul campo nei Campionati Internazionale Juniores. Sul versante della pratica del golf, il direttore dei campi Alessandro Grazia ed il responsabile della segreteria, Roberto Putzolu hanno confermato numeri in forte crescita soprattutto dei giocatori italiani, a conferma dell'interesse per la qualità del campo, considerato uno tra i migliori del Mediterraneo. Concordi le valutazioni sulla necessità di una politica di sviluppo del sistema del golf con almeno altri due campi da realizzare in Provincia di Oristano.
Sollevati anche i problemi di collegamento diretto con la statale 131, anche in relazione all'attivazione dello scalo aereo di Fenosu e chiesta l'apertura di una o più rotte del golf ad iniziare con Malpensa. Al momento nella struttura sono operativi 600 posti letto che diventeranno 1300 entro due anni.

---fine testo Provincia---


Nota stampa del GAM-6 agosto 2010-

Global Antigolf Movement

Andrea Atzori

lunedì 2 agosto 2010

Su L'Espresso in edicola
"IS ARENAS FINANZIATA DA
SOCIETA' OFF-SHORE "
articolo di Paolo Biondani

Citazione dal settimanale nazionale L'Espresso per la recente condanna della Corte Europea del Lussemburgo sul campo da golf e villaggio turistico residenziale di Is Arenas, Narbolia Sardegna.Ecco l'intero testo.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sos-sardegna/2131571

Attualità
S.O.S. Sardegnadi Paolo Biondani
(30 luglio 2010)
Soffia forte il maestrale, sulla collina sacra di Cagliari. Dal costone di pietra bianca si levano folate di polvere che s'infila tra i cipressi, scuote i cespugli di mirto, piega le orchidee selvatiche, gonfia il profumo dell'elicriso giallo. Qui a Tuvixeddu, dentro migliaia di sepolcri scavati in queste rocce a precipizio sulla città, riposano i testimoni di civiltà millenarie: navigatori fenici, nobili cartaginesi, spose di patrizi e poeti romani. Un parco archeologico di importanza mondiale, 74 ettari di museo nel verde sospeso tra il cielo e il mare. 'Basterebbe un po' di rispetto per la nostra storia e di attenzione alla cultura per trasformare un sito così straordinario in una grande ricchezza anche turistica', s'infervora Maria Paola Morittu, giudice di pace e anima di Italia Nostra sull'isola. Poi si ferma sul baratro dell'ex cava: 'Eccoli'. Mostruosi, arroganti, i due casermoni in costruzione dell'impresa Cualbu sbarrano un'intera parete della necropoli. E davanti alla collina il panorama è quasi ostruito dagli specchi neri delle torri di 15 piani spuntate dai cantieri del gruppo Zuncheddu, il padrone dell'edilizia e dell'informazione locale. Oggi in Sardegna i costruttori contano più dei politici. Le inchieste sull'eolico che assediano il governatore Ugo Cappellacci non fermano le reti di potere e i comitati d'affari, che si alleano o combattono solo per spartirsi i business di sempre, edilizia e sanità. Su questi equilibri di forze si gioca anche l'atteso rimpasto della giunta regionale. In un'isola fiera del suo passato, i simboli del presente sono i nuovi palazzoni di Tuvixeddu: ecomostri senza storia all'assalto della Sardegna. 'Identità sarda? In ospedale sento parlare di occhi, cuore o reni solo da chi ce li ha malati. Se i nostri politici ne parlano tanto, significa che la nostra è un'identità malata', scuote la testa Giorgio Todde, medico oculista e scrittore di gialli, additando dalla cima di questa collina incantata la crosta di calcestruzzo e asfalto che ha via via ricoperto Cagliari.Trenta milioni di metri cubi Alla fine del 2009 il presidente Cappellacci, l'ex dirigente minerario diventato governatore per meriti familiari (suo padre era il commercialista di Berlusconi ai tempi oscuri degli affari immobiliari con Flavio Carboni a Olbia), ha varato una versione hardcore del piano casa: via libera al cemento perfino a meno di 300 metri dal mare. 'Il centrodestra punta a resuscitare tutti i progetti edilizi autorizzati prima del 2004 e per ora bloccati dalla nostra legge salva-coste', spiega, mappe alla mano, Gian Valerio Sanna, l'assessore all'Urbanistica del centrosinistra caduto il 25 novembre 2008: 'Solo i comuni costieri rischiano di essere inondati da più di 30 milioni di metri cubi di cemento: il doppio di tutte le costruzioni realizzate in Sardegna dal 1946 al 2001'. Per avere un'idea delle dimensioni, è come se le spiagge più belle d'Europa venissero sbarrate da un terrificante capannone alto tre metri, largo cento e lungo ben cento chilometri. In rapporto alla popolazione, sarebbe come far piovere due scatoloni di cemento di un metro per lato nel giardino di ogni sardo, neonati compresi. 'Le nostre coste sono già invase da oltre 210 mila appartamenti, addirittura un quarto del totale, che restano vuoti per 350 giorni all'anno', spiega Sanna: 'La cementificazione consuma per sempre il territorio e non risolve i problemi dei cittadini che cercano case vivibili a prezzi ragionevoli'. 'E gli abusi edilizi mai demoliti sono almeno 45 mila', aggiunge Stefano Deliperi, che ha fondato un Gruppo d'intervento giuridico per liberare la Sardegna dagli '11 campeggi-bidonville illegali nel parco del Molentargius' o per far condannare dalla Corte europea '240 mila cubi di lottizzazioni a Is Arenas finanziate da una società offshore'.

Ma allora per chi suona la campana del neo-liberismo edilizio?I signori del mattone Zuncheddu e Cualbu sono i più potenti costruttori dell'isola. Il primo controlla con vertici settimanali la linea del giornale, della tv e della radio più popolari: 'Unione sarda', Videolina e Radiolina. Già in predicato di scendere in campo alle ultime regionali (si era già fatto le foto elettorali), potrebbe riprovarci se cadesse Cappellacci. Al governatore rimprovera, tra l'altro, di non avergli ancora legalizzato un piano edilizio da 80 mila metri cubi a Cala Giunco, la spiaggia-gioiello di Villasimius, bocciato dal Consiglio di Stato. A Cagliari la sua potenza è riconfermata dalla velocità supersonica della 'variante non sostanziale' (parola di Comune) che trasforma in cinema multisala l'ultima fetta dei 167 mila metri cubi delle tecno-torri, battezzate con involontaria ironia 'I fenicotteri': domanda il 13 luglio, approvazione in giunta il 14. Mentre Cualbu, che ha cantieri da Napoli a Catania, ha potuto costruire i primi palazzoni di Tuvixeddu grazie a un sovrintendente ora sotto processo proprio per quell'abuso d'ufficio: sua figlia, guarda caso, era stata appena assunta dal costruttore.Ma oltre a immobiliaristi di ogni risma e agli immancabili capitali mafiosi (ultimo caso la 'ndrangheta), il mare della Sardegna attira anche i big italiani e stranieri. Per vedere che futuro si prepara, basta superare la sabbia bianca di Chia, fare un tornante a 180 gradi e scendere fino al mare azzurrissimo di Capo Malfatano. In quest'oasi di verde le ruspe della Sitas stanno sbancando i terreni per una maxi-lottizzazione da 140 mila metri cubi capitanata da Montepaschi e Benetton, con il gruppo Marcegaglia (Fort Village di Pula e albergo-scandalo della Maddalena) pronto a rilevarne la gestione e raddoppiare a Tuerredda. I 27 chilometri di coste immacolate attorno a Capo Teulada sono minacciate da altri due super-progetti per turisti di lusso. Ma ai premi di cubatura del piano casa (che in realtà favorisce hotel e resort: più 35 per cento in deroga a tutti i vincoli) si sono già dichiarati interessati big come Ligresti, che vorrebbe aumentare il Tanka Village, il costruttore-editore Bonifaci , che sogna di regolarizzare un chilometrico golf-club, o Tom Barrack, che punta a rinegoziare il bis della Costa Smeralda. Premier premiato Berlusconi in persona ha in cantiere fin dagli anni '80 il maxiprogetto Olbia 2, ridotto a 250 mila metri cubi e ribattezzato Costa Turchese dopo l'addio di Carboni: per ora è tutto fermo, anzi cancellato dal piano paesaggistico studiato da Edoardo Salzano per l'ex governatore Renato Soru. Nell'attesa, il premier sta facendo l'apripista. Il 13 aprile l'immobiliare Idra spa, titolare di villa Certosa, ha chiesto di costruire due nuovi 'fabbricati separati' proprio grazie al piano casa: 726 metri cubi di nuove camere con garage per amici e amiche a cento metri dal mare, in deroga perfino alla legge Galasso. Appena 16 giorni dopo (ma si è saputo solo ora) la neonata commissione regionale per il paesaggio, pur accertando 'carenze documentali nelle autocertificazioni da regolarizzare', ha dato 'parere favorevole', senza neppure una parola di motivazione. Se gli altri uffici, finora spaventati dalle norme penali, dovessero adeguarsi, la legge salvacoste sarebbe morta in tutta la Sardegna. E a frenare il boom del mattone resterebbe solo la crisi: chi ha soldi, fa ciò che gli pare.Soru è rimasto solo 'Appena eletto, Cappellacci disse che avrebbe ascoltato tutti, invece abbiamo scoperto che ascoltava solo Carboni, Dell'Utri e Verdini. Stanno svendendo le coste e distruggendo il territorio: vogliono colonizzare la Sardegna', tuonava Soru la settimana scorsa, mentre gli scandali neo-piduisti soffiavano sulla giunta berlusconiana. Ma nella sua casa minimalista accanto alla scalinata di Bonaria, il padrone di Tiscali e dell''Unità' sembra un uomo debole e solo. Contestato da sinistra, per aver ammesso deroghe eccezionali al suo piano paesistico. E affondato da destra, con l'aiuto di nemici interni come il democratico Paolo Fadda. 'La calunnia è come la goccia cinese: hanno continuato a ripetere che anch'io facevo affari col cemento, e non sono stato capace di convincere gli elettori che era tutto falso', si rimprovera l'ex governatore. 'Hanno fatto girare la voce che avrei fatto incetta di terreni interni, valorizzati dai vincoli sulle coste: la verità è che non ho comprato neanche un orto. Con i soldi del boom di Internet, ho acquistato solo coste che voglio salvare: 300 ettari di dune a Scivu, un'ex colonia dei minatori a Funtanazza, un fabbricato orrendo che ho solo ristrutturato a Cuccureddus. Avevo 200 mila metri cubi di nuovi volumi edificabili e me li sono cancellati da solo: il contrario del conflitto d'interessi. I berlusconiani hanno vinto perché la nostra giunta non ha saputo comunicare ai cittadini i benefici dello stop alla cementificazione e della fine dei regali alla sanità privata'. Cliniche, veleni e dossier A Cagliari c'è un ex militare delle forze speciali, ferito in zone di guerra ed ex collaboratore dei servizi, che ha 'controllato' per mesi, come dice lui, la casa di Nerina Dirindin, l'economista torinese che ha risanato la sanità sarda negli anni di Soru (passivo ridotto a 78 milioni tra gli applausi di Tremonti).Lo spione non rivela chi lo pagava: a 'L'espresso' dice solo che, 'in generale', qui abbondano gli investigatori e i dossier; e che i mandanti di certe 'operazioni' sono 'quasi sempre imprenditori, ma anche politici'. Il bello è che questo caso inedito di spionaggio privato non sorprende nessuno, tantomeno i capicorrente della destra. Ma cosa aveva combinato, l'economista di Soru, per meritarsi tanto? A rispondere è Benedetto Barranu, ex dirigente dell'Asl 8 di Cagliari (bilancio da 850 milioni di euro, il 40 per cento del fondo regionale), che cita tre riforme del centrosinistra: 'Il tetto di spesa per le cliniche, il taglio delle convenzioni con i laboratori, il quadruplicamento dei posti letto pubblici per la riabilitazione, che prima erano monopolio dei privati'. Appena entrata in carica, la giunta Cappellacci ha fatto il contrario: più soldi a cliniche e laboratori, meno controlli sui medici privati. Risultato: già nel 2009 nei conti della sanità si è aperto un buco di 250 milioni. E ora la Sardegna è tornata a rischiare il commissariamento. Ma Cappellacci adesso deve pensare a salvarsi la poltrona. L'uomo forte del Pdl, Romano Comincioli, una vita con Silvio passando da Carboni a Ricucci, sta già trattando il rimpasto d'agosto: meno potere a Verdini, più assessori agli alleati. Che sono tanti, forse troppi: autonomisti del Psd'az, finiani, riformatori sardi e l'Udc di Giorgio Oppi, per anni assessore e tuttora padrone della sanità (Iglesias, la sua città, ha 28 mila abitanti e tre ospedali), senza contare i massoni legati alla figlia assessore del defunto maestro Armando Corona. A Cagliari perfino il contestato vescovo Giuseppe Mani (detto 'money' o 'monsignor Iban' dopo l'ennesima leggina finanzia-oratori), ex 'generale' dei cappellani militari, ha un proprio assessore di fiducia, Maria Lucia Baire. E accanto ai costruttori non mancano imprenditori-politici, come il gruppo Randazzo, che controlla i centri per disabili dell'Aias, o la famiglia Floris, proprietaria del secondo polo sanitario privato, che esprime l'attuale sindaco di Cagliari. Ignazio Artizzu, votatissimo finiano doc, prevede un rimpasto sanguinoso: 'Cappellacci non cadrà, ma è necessario uno scatto di reni per recuperare la fiducia che gli elettori hanno perduto'. Traduzione: Cappellacci-bis, ma sotto la tutela dei capitribù pronti alla guerra per spartirsi gli affari: edilizia, sanità ed energia, naturalmente.

(dal settimanale L'Espresso).

Con depliant e cartoline
LA PROVINCIA PROPAGANDA
IL CAMPO DA GOLF CONDANNATO
danneggiata con soldi pubblici
immagine di Oristano

L'Unione Europea lo condanna, ma la Provincia di Oristano lo pubblicizza.Strana storia quella del campo da golf di Is Arenas (Narbolia) in Sardegna. Mentre in ogni sede, prima la Commissione Europea scriveva in tutte le salse che quel green avrebbe messo in pericolo il sito d'Interesse comunitario di Is Areans, l'amministrazione provinciale locale lo inseriva in tutti i depliant turistici e persino in cartoline (li vedete nelle foto).Una procedura d'infrazione documentata durata nove anni e poi addirittura conclusa con una sentenza della Corte Europea di Giustia del Lussemburgo che è costata una condanna all'Italia. L'intera sentenza può essere scaricata qui:


La Regione e il comune di Narbolia non potevano autorizzarne la realizzazione, afferma chiaramente in sostanza la sentenza del 10 giugno scorso. Una cosa risaputa, che gli amministratori locali e regionali per anni hanno volutamente ignorato. Non solo, la Provincia (come ente intermedio) in tutti questi anni e ancora oggi continua a fare la pubblicità gratis, anzi meglio dire con i soldi pubblici (anche nostri) al campo da golf di Is Arenas che ha violato il diritto comunitario. Nelle due foto vedete la copertina di un depliant turistico della Provincia.Addirittura nella guida con tanto di logo ufficiale della provincia di Eleonora d'Arborea, il green è l'immagine di apertura, in copertina e prima delle immagini delle rovine della città fenicio punica di Tharros viene la foto del campo da golf più conosciuto (in negativo) d'Europa.Mazze e palline di Is Arenas al pari dunque (secondo i politici oristanesi) della Sartiglia, della storia e delle coste.Una scelta di tutte le amministrazioni provinciali di Oristano, fatta in perfetta continuità. Da Mario Diana a Pasquale Onida e oggi Massimiliano De Seenen (presidente della provincia) tutti hanno sostenuto non solo politicamente, ma finanziariamente in tutte le carte turistiche possibili e immaginali il golf di Is Arenas. Un'azione pubblicitaria imponente, fortemente visibile, che oggi (dopo la sentenza di condanna arrivata dal Lussemburgo) è un vero e proprio boomerang per la quarta provincia dell'isola. L'immagine turistica ufficiale della provincia di Oristano è infatti destinata ad essere necessariamente accomunata non già alle ricchezze storiche e alle bellezze naturali, ma ad una condanna per violazione di una legge ambientale europea, la direttiva Habitat che ha il compito di preservare la biodiversità. Per fare realizzare quel campo da golf in quel sito comunitario (assimilato ad area protetta) politici locali non hanno esitato a far subire all'Italia una sentenza di condanna per l'Italia. Chiunque oggi va a leggere un volontanino turistico di un ente pubblico, accomuna automaticamente la provincia oristanese al campo da golf più contestato in Europa. E allora ricordiamo alcune delle motivazioni per le quali la Commissione Europea ha formalmente denunciato l'Italia a causa della realizzazione di questo campo da golf.


"La Commissione ritiene che il campo da golf abbia un impatto significativo sul sito.Questo impatto è idoneo a mettere in pericolo il mantenimento del sito in uno stato favorevole di conservazione..".
Tra le altre ragioni sostenute dalla Commissione, accolte dalla Corte Europea nella sentenza di condanna, l'abbattimento di 20 ettari di pineta di pini, habitat prioritario.


L'intero Parere Motivato della Commissione Europea (Integrale- 17 pagine) 9/2/2001 può essere scaricato qui
http://www.verdinrete.it/oristano/pag1.htm

Altro aspetto curioso della vicenda è che anche nell'attività promozionale (quelle che ha portato alla realizzazione delle cartoline) del campo da golf, che ha violato la direttiva habitat, nessun politico ha mai battuto ciglio. Non solo il centrodestra (del quale abbiamo già nominato i presidenti di provincia), ma neanche l'opposizione. Pd, IDV o altri, nessuno, ha mai contestato la promozione del campo di Narbolia. L'alleanza pro Is Arenas golf-villaggio turistico-residenzial-immobiliare ancora un volta è trasversale. Nessuno infatti ha mai domandato quanto è costata questo battage pubblicitario pluridecennale realizzato con i soldi dei contribuenti ?
Un silenzio questo davvero assordante.