giovedì 2 settembre 2010

Si diffonde la coscienza antigolf nel mondo
L'UMORISTA GEORGE CARLIN
CONTRO IL GOLF
una riflessione a tutto campo

Pubblichiamo integralemente da
la traduzione italiana di questo interessante testo che tocca un pò tutti i temi del nostro movimento

DI MELANIE BELANGER
rebelion.org
«(...) la realtà sorge dallo spettacolo, e lo spettacolo è reale. Questa alienazione reciproca è l’essenza e il sostegno della società (...) lo spettacolo non è niente di meno che il senso della pratica totale di una formazione socio-economica, del suo impiego del tempo. (...) costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. È l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione e il suo consumo corollario(...) Nello spettacolo, immagine del’economia regnante, lo scopo non esiste, lo sviluppo è il tutto. »
(Guy Debord, La Sociedad del Espectáculo [la società dello spettacolo, ndt], 1967)
Ah, il golf... Se solo la gente sapesse un po’ meglio quello che è realmente! Forse è meglio iniziare mostrando quello che significa il golf proprio nel cuore dell’Impero, però da una prospettiva politica e uno sguardo profondamente critico, come quello che offre l’irriverente, militante anti-capitalista e anti-imperialista, umorista George Carlin a riguardo di questo argomento:
Carlin dimostra che la superficie ambientale e socialmente perduta negli USA a causa di questa attività che lui descrive come « elitista, di borghesi liberali egocentrici e arroganti, inutile, distruttrice e », corrisponde alla grandezza di 3 stati di questo paese ( due volte il Delaware e una volta Rhode Island, cioè , più di un milione di ettari). Menziona che in questo spazio e con le risorse che si investono futilmente in esso, si potrebbe mettere a posto tutta la gente che vive attualmente per le strade degli USA…In termini di letteratura generale, una brevissima incursione nel web ci permette constatare la ampiezza e la forza dei movimenti sociali che denunciano il golf, soprattutto per ragioni socio-ambientali (1) . Tuttavia, i promotori del golf, per non smettere di essere alla moda, dicono:« bene, d’accordo, però …è possibile fare golf club che siano “sostenibili”! » (soprattutto se loro stessi “pagano” gli studi dell’impatto ambientale, vero?...). Cero, questa è l’''onda'' adesso: si traveste di verde, si tranquillizzano le coscienze, e… si continua facendo la stessa cosa. Siamo in questa era nella quale il nome “ sviluppo sostenibile” si è trasformato in un nuovo cavallo di battaglia del capitalismo. E che cavallo! C’è di tutto, e tutto adesso è sostenibile (però, che si sta sostenendo o sostentando esattamente?). Non solo ci sono “golf sostenibili”, ma ci sono anche auto sostenibili. Si, senza ironie; i fabbricanti di auto e compagnie petrolifere transnazionali hanno adottato una strategia pubblicitaria di marketing « verde », feroce e molto seria. A prova, una famosa propaganda che dice« Faccia la sua parte per la Terrra; prenda la nuova XXX, eco-energetica, perché ogni gesto conta», e gli uccelli cantano, e gli alberi – al passare dell’auto “ecologica” – tremano con il vento, e la gente nell’annuncio si vede taaanto felice… Certo, hanno tutte le ragioni per esserlo: hanno comprato una macchina che non solo gli permette preservare il proprio stile di vita distruttore, senza nessun rimorso di coscienza di fronte l’allarmante tragedia mondiale del cambio climatico, ma nonostante tutto, stanno salvando il pianeta! Che bello, no?Si signore e signori: oggi, tutto è “sostenibile” o sostentabile. Non solo il golf, il petrolio e le auto, ma anche i microonde, le barbie, i peluche, e presto, all’improvviso usciranno alcune mutande sostenibili. Forse allora ci diranno, da quelle parti, che l’etichetta di questo vestiario intimo è biodegradabile, e molti applaudiranno e usciranno correndo a comprarsela una volta per tutte. Questa vetrina, o “lavaggio di faccia verde” (greenwashing) è una forza sempre più accecante e potente. Come non potrebbe essere così? È tanto lucrativo! E la gente si beve la favola: l’inganno è enorme. Non perché il consumo responsabile – al livello ecologico e sociale- non abbia nessuna validità. Certo che SI, è valido. Quello che si sta denunciando qua, senza dubbio, è un’altra cosa: è la logica perniciosa che permette al sistema capitalista di ri-condizionare la gente affinché rimanga in superficie, con una forma strumentale e meccanica, e che non rifletta e neanche si attivi, se non poco, riguardo alle cause profonde – sistemiche e strutturali – del problema. Quello risulterebbe radicale ( come era solito dire José Martì, ci sarebbe da “andare alla radice delle cose”), critico, fino a diventare pericolosamente rivoluzionario. Però ovviamente, cosa ci si può aspettare da una società “modellata” da più di un secolo e mezzo per la cultura egemonica del capitalismo e la credenza sacra nel “progresso” occidentale (2) ? Per questa ragione, credo che dobbiamo avere fede e vegliare affinchè questo nefasto fenomeno capitalista non metta radici in quei paesi della “Nostra America” che si iscrivono già, felicemente, dentro processi socialisti rivoluzionari, no? Torno ai campi di golf. Certamente esistono alcune strategie piuttosto che altre affinché i campi di golf siano un poco meno inquinanti e distruttivi al livello strettamente ecologico (3) . Senza dubbio, la lobby del golf nei paesi del Nord impiega grandi forze per “inverdire” la faccia di questo passatempo. Dico passatempo ( o hobby), perché come George Carlin, non credo che si possa classificare “sport” questa aberrazione di svago, nel quale alcune persone, per la maggioranza prepotenti, di classe sociale alta e molto alta o aspirando a far parte di quella, si pavoneggiano sopra della gramigna corta, aggiustata per bene e anormalmente perfetta, colpiscono una e un’altra volta ancora una pallina ridicola e la raggiungono con veicoli motorizzati, accompagnati dal loro “seguito e servitori” ( i caddies) che la raccolgono e gli lavano l’attrezzatura, per poi bere con loro una coppa in un lussuoso Club – privato, con membri esclusivi e caro, senza dubbio – dove approfittano del momento per fare “business”. Tanto superbo, come dice bene Carlin, è questo passatempo in termini di spazio necessario per la sua pratica! Questi immensi terreni ( che misurano centinaia di ettari ciascuno) rappresentano un’enorme perdita di terre potenzialmente coltivabili, o di boschi esistenti o potenziali, o semplicemente di spazi dove potrebbe abitare tanta gente. Quello non solo è incredibile, ma risulta essere anche profondamente indecente in questi tempi di severa crisi socio-ambientale e economica che viviamo in tutto il pianeta. Però non è tutto… I golf club, in ragione de la scarsa copertura boscosa che lasciano o contengono, contribuiscono a la erosione dei suoli – i quali, molte volte, sono di buona qualità e , come si è detto prima, potrebbero essere utilizzati in forma produttiva, efficiente e positiva per le comunità. Questi club spendono enormi volumi di acqua – già che un solo golf si inghiotte giornalmente l’equivalente del consumo idrico di 6000 persone – per questo creano una pressione mostruosa a carico degli acquedotti. (4) . Inoltre, questa erosione viene accompagnata da un utilizzo ampio, indiscriminato e altamente inquinante di grandi quantità di pesticidi e di concimi di sintesi. Bene, se nel Nord si tratta, da pochi anni, di limitare quei danni di erosione e contaminazione (anche se non si arriverà mai ad eliminarli, perché il disegno e la essenza di questi terreni di per se lo impediscono), il disastro provocato da questi progetti nel cosiddetto Sud è ancora di più considerevole, per varie ragioni. Primo, perché le legislazioni ambientali che esistono lì sono, molte volte, ancora di più inosservate dai capitalisti (locali o transnazionali) che al “Nord” – dato che l’impunità e l’ingiustizia socio-ecologica sono planetarie, però risultano essere più accentuate nel “Sud”. In secondo luogo, perché i terreni da golf sono solo accessibili alle oligarchie locali e ai turisti stranieri ricchi. Conseguentemente, un golf club nel sud equivale a: 1) la distruzione, a volte brutale, di ecosistemi sensibili e irrecuperabili. Per esempio, si tagliano spesso foreste tropicali per creare estesi terreni da golf, ciò contribuisce al grave fenomeno de la deforestazione e porta a una perdita irrimediabile della biodiversità (comprese le specie endemiche), così come della fertilità dei delicati suoli tropicali. Questi, spogliati di una copertura vegetale adeguata, si erodono e alla larga diventano sterili. Molte volte localizzati in prossimità del mare, i terreni da golf, comportano anche, spesso, la distruzione delle fondamentali mangrovie, così come dell’imbiancamento fatale delle barriere coralline ( questi ecosistemi coesistono in simbiosi e sono entrambi minacciati dai cambi climatici e l’inquinamento marino già esistente). In questo modo le barriere muoiono poco a poco, a causa della percolazione e dello scorrere di acqua contaminata con alte concentrazioni di pesticidi di sintesi e di concimi azotati, così come sedimenti ( per trascinamento) verso le coste (*). Senza dubbio, i coralli, una volta morti, non si possono resuscitare come Gesù fece con Lazzaro, e nemmeno come se fossero una qualche banca capitalista in crak. E questo, al livello puramente economico, risulta essere irrazionale e no-redditizio, perché le barriere costituiscono molte volte, in queste regioni tropicali, un’importante fonte di guadagno per il settore (eco)turistico che lo sfrutta (snorkeling, immersione, etc.).2) degradazione della vita umana. Perché? Per qualcosa di molto semplice che, senza dubbio, moltissimi promotori senza scrupoli o alcuni tecnocrati ignoranti ( a volte interessati) se dimenticano. Si tratta del fatto che il mantenimento e la salute degli ecosistemi sono intimamente legati alla qualità e la possibilità di vita, così come alla salute umana. In questo senso, i golf club apportano molto poco nell’immediato,e a medio e largo termine, il bilancio è sommamente negativo.Contribuiscono alla distruzione di alcune attività di sussistenza delle quali i ricchi e diversi ecosistemi minacciati dal golf rappresentano il supporto, come la pesca sportiva o l’ecoturismo. A causa dello sfruttamento delle falde acquifere, si generano gravi scarsità di acqua per le popolazioni locali. E ripeto: bisogna considerare inoltre che, nella grande maggioranza dei casi, quel crimine ecologico nemmeno serve per produrre e/o garantire (a breve termine per lo meno) alimenti per una parte sostanziale delle popolazioni locali, o affinché abbiano un luogo degno dove vivere. Allora, un fattore poco considerato, anche se sommamente importante, è il danno socio-economico che i golf club provocano. Inoltre, molte volte, questi vengono accompagnati da progetti immobiliari multimilionari per semi-residenti occidentali ricchi, molti dei quali pensionati, che contribuiscono alla distruzione e all’inquinamento dell’ambiente, in forme diverse, fra le quali:I) il consumo esagerato di risorse- soprattutto dell’acqua!- così come dei prodotti importati o locali più che impaccati e il successivo smaltimento di questi involucri in necessari ( o sia, spazzatura tossica), spesso gettati in discariche a cielo aperto già che non esistono le infrastrutture locali adeguate per rivalorizzare queste materie; II) per lo smaltimento inadeguato delle acque nere generate da questi insediamenti – molte volte direttamente nel mare, o altrimenti attraverso canalizzazioni e piante rudimentali e inefficienti. Sopra tutto questo, dove si installano queste“comunità esclusive” , si creano o accentuano non solo certi problemi ambientali, economici, o di salute umana ( e i costi degli stessi per la gente locale e i sistemi pubblici – se ce ne sono), relazionati con lo spreco e l’inquinamento che provocano, ma anche tensioni sociali. Per quale ragione ?v Semplicemente per il fatto di instaurare un regime di sfruttamento economico di tipo neocoloniale, nel quale le popolazioni locali “servono” alcuni “padroni” del nord fortunati, in lavori malpagati ( cioè, dopo il boom iniziale della costruzione, rimangono i lavori di mantenimento e di pulizia). In questo modo i “locali” rimangono intrappolati, giorno dopo giorno, in una situazione della quale sentono non aver controllo del proprio lavoro ( dicono “non ho alternativa”), nemmeno sopra la propria vita o il proprio destino. Inoltre, la loro realtà gli mette dinnanzi, quotidianamente, l’ingiustizia della loro condizione, che loro stessi finiscono per paragonare molte volte con il fatto di non avere le stesse possibilità economiche delle quali i loro “padroni” godono ( quello che è normale anche se è erroneo, già che lo stile di vita di tali “padroni” è assolutamente INDESIDERABILE per l’umanità già che irrealizzabile). Quello genera disperazione, frustrazione considerevole, così come tutti i tipi di attitudine e comportamenti anti-etici come “ hacerse el vivo” (opportunista, ndt), l’imbroglio, l’invidia, l’individualismo, la prostituzione del sesso e del carattere, l’affanno per il potere e la ricchezza, la competenza esasperata, etc. Molti cadono. Infine, si danneggia il tessuto socio-comunitario, il quale viene peggiorato quando quelle enclavi d’elite provocano la perdita per alcuni del proprio “pane”, come di solito accade con il danno irreversibile causato alla pesca artigianale ( o dell’ecoturismo) nelle aree costiere.A livello socio-culturale, risulta essere, allora, di una violenza simbolica (Bourdieu) assoluta. L’impianto di questi golf club contribuisce a niente meno che la acculturazione delle popolazioni locali a favore dell’egemonia del capitalismo occidentale (Gramsci), cioè, il sistema dei valori proiettato lì comporta l’ “assenso degli stessi oppressi” (Poulantzas). Perdita del senso, colonizzazione dell’immaginario, trasformazione nefasta della trama sociale. In certe regioni, territori autoctoni interi vengono sacrificati sopra l’altare de questo passatempo individualista, megalomane, tossico e distruttore, di gente indecentemente opulenta – per la maggioranza “caucasici” europei e nord-americani. Il golf, al livello culturale e ideologico, è , alla fine, uno dei più fedeli riflessi della cultura eco-genocida del consumo e dello spreco arrogante del capitalismo dominante nel mondo; è la espressione per eccellenza della ragione borghese-capitalista di depredazione parassitaria. Infine, la creazione di golf club nel Sud ha anche il proprio lato direttamente politico, dato che molte volte si implementano questi progetti di “disabilitazione” territoriale per mezzo di una corruzione lampante e del suborno delle autorità locali, da parte di potenti e ricchi imprenditori stranieri alleati a una elite locale anti- patriottica, squallida e marcia fino dal germoglio. A dimostrazione degli effetti del golf nel Sud, invito gli interessati a leggere sopra la grave polemica intorno a un infame progetto di costruzione di un terreno con decine di condomini per pensionati statunitensi ricchi nella provincia di Bocas del Toro, a Panama, in piena zona di ammortizzamento del Parco Nazionale Marino Bastimentos (articolato all’attualmente minacciato Parco Internazionale La Amistad, dichiarato Riserva della Biosfera e Patrimonio dell’Umanità dalla UNESCO). Panama; un paese il cui territorio è stato letteralmente venduto, pezzo a pezzo, negli ultimi 10 anni, al capitale straniero… Dietro questo progetto promosso da imprenditori nord-americani, travestito da “sviluppo sostenibile”, si sospetta fortemente ci fosse la mano del BID ( Banca Interamericana di Sviluppo), sotto il marchio non meno infame del piano Puebla-Panama (5) .Infine, magari un giorno sparisca questa abominazione socio-ecologica, economica, politica e culturale che sono i golf club. Intanto, è necessario domandarsi una volta in più: che eredità vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti; grandi estensioni di terra sterile e trofei d’oro e plastica a forma di pallina, o ecosistemi salubri così come società più sane e giuste ? PS: un piccolo aneddoto, solo un accenno… Alcuni anni fa, vivevo in una regione montuosa ( del Quebec), e a volte all’alba, ero solito passare davanti a un grande golf club che c’era lì. La visione surrealista e spaventosa allo stesso tempo che avevo in quei momenti era quella di un lavoratore vestito dai piedi alla testa con dei sacchi bianchi stile “scafandro”, che “fumigava” con pesticidi abbastanza tossici i greens ( i quali devono il loro nome solo al colore verde che hanno, ottenuto oltretutto in forma totalmente artificiale). Da allora, pensavo a questi poveri “ricconi”, ingenui, ch, vestiti dei loro jackets polo e pantaloni quick-dry da 300 dollari, andavano, solo due ore dopo, a calpestare quello stesso suolo avvelenato, a ridere e respirare a fondo, raccogliere la loro pallina dal suolo una e un’altra volta ancora, dopo due swings mangiarsi un donut con le mani coperte da pesticidi… Era ( e ancora è) profondo e tragicamente assurdo quello. Di fatto, in merito alla salute, ci sono varie malattie per le quali esistono già evidenza scientifiche convincenti che siano provocate dall’impiego di derivati dal fluoro ( fra le altre sostanze tossiche) nei terreni da golf (6) . Melanie Belanger
19.08.2010Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONIETTA BANDELLONINote:(*) Non si può sottovalutare la eco-tossicità dei prodotti che si impiegano nei terreni da golf. La concentrazione di agenti attivi nei prodotti sintetici utilizzati per il loro mantenimento è sommamente elevata. Sopra questi terreni si impiegano spesso formule chimiche specificamente progettate per AMMAZZARE I LOMBRICHI DI TERRA
(7 . Com’è risaputo, i lombrichi di terra sono una parte molto importante per LA VITA del suolo, essendo uno degli “agenti biotici” più importanti di rigenerazione della terra. Adesso bene, per tenere GREEN belli e lisci , si sterminano. Cioè, affinché i giocatori abbiano un terreno esteticamente piacevole, e al fine di evitare qualunque piccolo mucchio di terra inopportuno che risulterebbe dannoso per le prestazioni dei golfisti, si ASSASSINA LETTERALEMENTE IL SUOLO, il quale, insieme al’acqua, costituisce la base della vita sopra questa Terra. È giunto il tempo, alla fine, che la gente sappia quello che è il golf e ciò che ha causato su scala mondiale. Per esempiol da distruzione delle barriere coralline de los Cayos de Florida, delle Hawai e della Jamaica è stata accelerata dalla costruzione di numerosi golf club lì, con condomini e mega-hotel adiacenti. Perché? Prima di tutto, per aver distrutto le mangrovie vicine-queste selve costiere marine sono il “polmone” delle barriere, nelle quali nascono e si riproducono la maggior parte delle specie di pesci che popoleranno, una volta adulte, le barriere (
). Lo stesso governo degli USA ha dovuto riconoscere il golf come una causa del problema della distruzione corallina:"Logica, Funzionamiento e Necessità. Le barriere coralline hanno bisogno, per la loro salute, di un’acqua e di un habitat in buona salute. L’inquinamento penetra nel ecosistema delle barriere in vari modi, dalla fonti specifiche delle discariche come la canalizzazione e deposito delle acque nere fino alla percolazione diffusa di origine terrestre, prodotta dallo (…) sviluppo costiero, la costruzione di strade, o l’irrigazione [idrica o chimica] di terreni da golf. La contaminazione dell’acqua può avvelenare varie specie sensibili, irrompere in funzioni ecologiche critiche, così come nelle strutture trofiche e le loro dinamiche in maniera tale da impedire il popolamento e l’accrescimento normale di larve coralline altamente necessarie.” (http://coralreef.gov/about/CRTFAxnPlan9.pdf
) Altro documento scientifico (Economic valuation of the coral reefs of Hawaii - Final report (2002); http://coralreef.gov/meeting18/evhcri_samoa_2007.pdf
) , si riferisce ripetutamente ai danni causati alle barriere coralline da parte dei golf club:« (...) percolazione proveniente dai terreni da golf (...) » (p. ix)« (...) eccesso di nutrienti e percolazione costiera (…) utilizzazione di pesticidi e fertilizzanti sopra i terreni da golf» (p. 7)« (...) la percolazione dei fertilizzanti provenienti dai terreni da golf distrugge il fragile ecosistema che esiste tra i coralli, le alghe e gli erbivori a capo della saturazione [dell’acqua] di nutrienti, la quale favorisce alcune specie, abitualmente vicino alle barriere coralline, e comporta le alterazioni della struttura dlla popolazione corallina(p.e.: Marszalek, 1987; Grigg and Dollar, 1990; Maragos et al., 1985). » (p. 43).« (...) riguardo al problema dell’alga Kihei, fra le causa si trova (...) la percolazione da terreni del golf » (p. 65)1 - Su questo argomento, si può consultare la seguente fonte generale: http://www.panna.org/drift/fight
. Il seguente articolo scientifico è utile:
- Rist, Gilbert. 2003. "Le développement : la violence symbolique d'une croyance ", in Christian Comeliau, ed., "Brouillons pour l'avenir, Contributions au débat sur les alternatives", Les Nouveaux Cahiers de l'IUED , Geneva, n° 14; PUF, Paris. 3 - Per esempio , nel caso del Canada: http://www.greenontario.org/strategy/golf.html4
- Marks, Corina (2007). « Too Much, Too Soon: Why your tourist dollars could end up destroying Baja California ». http://wildcoast.blog.com/tag/environmental-destruction/
-
Si veda il seguente prodotto, per esempio:

California
GOLFISTA MANDA IN FUMO 25 ACRI
intervengono 120 pompieri



Ovviamente non abbiamo bisogno di queste notizie per essere contrari alla realizzazione di nuovi campi da golf.Ma il fatto riguarda la tematica che seguiamo da vicino ovvero i campi da golf e l'ambiente e come sempre in questo settore, diamo tutte le notizie, anche questa.La fonte è assolutamente attendibile: Eurosport.

Un golfista con un tiro è diventato piromane e ha mandato in fumo 25 acri di terra.(Ricordiamo che 1 acro internazionale è uguale alle seguenti unità metriche: 4046,8564224 - 0,40468564224 ettari).Il fatto è avvenuto in California.A causare l'incendio è stato una pallina lanciata ovviamente con la mazza da golf, che dopo essere finita su una roccia ha scatenato una scintilla dalla quale son partite le fiamme, come si vede chiaramente nella foto sopra.

martedì 31 agosto 2010

Dopo la condanna per il golf a Is Arenas
incredibilmente i lavori continuano
LA COMMISSIONE AVVIA NUOVA PROCEDURA D'INFRAZIONE


La Commissione Europea ha risposto (nota P-5040/10ES, E5325/10ES del 10 agosto 2010) all’interrogazione prioritaria presentata il 22 giugno 2010 dal deputato catalano Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., riguardo la realizzazione in corso del progetto turistico-edilizio del gruppo immobiliare Is Arenas sulle dune boscate di Is Arenas (Narbolìa – San Vero Milis, OR in Sardegna): la Commissione ha confermato di essere a conoscenza della prosecuzione dei lavori nonostante la condanna da parte della Corte di Giustizia europea (sentenza Sez. IV, 10 giugno 2010, causa C-491/08) e ha già chiesto alle Autorità nazionali italiane che cosa intendano fare per dare esecuzione alla sentenza. In base alla risposta deciderà un eventuale ricorso (art. 260 del Trattato CE) alla Corte di Giustizia europea per ottenere una condanna al pagamento di specifica sanzione pecuniaria determinata dall’inottemperanza alla sentenza.
Difficilmente la prosecuzione dei lavori edilizi sulle coste del Sinis rimarrà senza conseguenze.
La condanna da parte della Corte di Giustizia nei confronti dell’Italia, su ricorso (causa C-491/08) della Commissione europea, è infatti stata determinata dall’avvenuta realizzazione tuttora in corso del progetto turistico-edilizio del gruppo immobiliare Is Arenas sulle dune boscate di Is Arenas (Narbolìa – San Vero Milis, OR) senza l’approvazione di un’adeguata valutazione di incidenza ambientale (necessario ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora, trattandosi di un sito di importanza comunitaria).
Pertanto, il deputato catalano Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., ha presentato il 22 giugno 2010 un’interrogazione prioritaria al Parlamento europeo chiedendo quali iniziative intenda adottare la Commissione europea nei confronti di questa plateale violazione del diritto comunitario e del giudicato della Corte di Giustizia europea (artt. 10, 226 e 238, paragr. 3 del Trattato CE).
Inoltre, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico – che hanno inoltrato i ricorsi alla Commissione europea, decisivi per l’apertura della procedura di infrazione e conducono da anni questa lunga battaglia per la legalità e l’ambiente – hanno provveduto a inoltrare specifiche segnalazioni (24 giugno 2010) dell’avvenuta emanazione della sentenza della Corte di Giustizia alle Procure della Repubblica di Roma, di Cagliari e di Oristano, nonché alla Procura generale della Corte dei conti e alla Procura regionale della Corte dei conti per la Sardegna riguardo le conseguenze pecuniarie della medesima sentenza. La segnalazione in proposito è stata inoltrata anche al Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare.
Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico e i Verdi europei, grazie all’incessante operato della presidente Monica Frassoni, continueranno a fare quanto possibile perché chi ha sbagliato – e ha comportato un danno ambientale – paghi.

mercoledì 25 agosto 2010

Inchiesta su ALTRAECONOMIA
CAMPI DA GOLF TRA BUCHE E CEMENTO



Ben 4 pagine, un'inchiesta aggiornata e completa su campi da golf, buche e cemento.La potete scaricare integralmente on line dal sito dell'Associazione Ambientalista Italia Nostra in formato .pdf
http://italianostra.org/wp-content/uploads/2010/08/golf_6810.pdf




A pubblicarla il mensile Altreconomia.it http://www.altreconomia.it/ nel numero di luglio-agosto 2010. Autore della documentata inchiesta, il giornalista Michele Sasso.Un servizio da non perdere.

giovedì 12 agosto 2010

Monte dei Paschi di Siena
LA BANCA CHE PUNTA
SU GOLF E CEMENTO
dal quotidiano Il Fatto

Aeroporti, alberghi, mega-porticcioli, ma non potevano mancare ovviamente i campi da golf. Per la Banca del Monte dei Paschi di Siena fioccano le partecipazioni immobiliari.

E ovviamente come al solito il campo da golf spunta nelle zone più belle del paese, stavolta è la campagna senese : la Bagnaia. Qui le ruspe tormentano il terriotrio per costruire 300 appartamenti e un campo da golf. Ma che cosa c’entra Mps? L’Agricola Merse Srl è unita in matrimonio alla Monte dei Paschi Capital Service, che della società di Bagnaia detiene il 20%.

Dal quotidiano IL FATTO l'intero articolo di Ferruccio Sansa.

Salsomaggiore, buche e villette
PURE PER LA FEDERAZIONE GOLF
TROPPE RESIDENZE
dal comune ai paradisi fiscali

La storia si ripete.In tutta Italia, nel mondo: attorno ad un campo da golf noisamente di fronte alle stesse problematiche, identiche in ogni luogo.Stavolta siamo a Salsomaggiore.
Polemica per il valore dell'area, per l'impatto ambientale del progetto di riqualificazione, per la costruzione di 101 villette e per la girandola di società che dalla fine degli anni '80 investe la struttura.Ma stavolta è persino la Federazione Italiana Golf attraverso un suo esponente a dire che le villette (che come sappiamo non mancano mai in questi progetti)sono troppe e troppo vicine al green.Troppe da mettere a rischio lo stesso campo.


Da Repubblica l'articolo integrale

In consiglio comunale il destino del golf di Salsomaggiore. Votato il piano triennale delle opere pubbliche, finanziato per circa un milione e 800mila euro dagli introiti previsti dalla vendita del terreno da gioco. Ma è battaglia tra maggioranza e opposizione, con il coinvolgimento della Provincia e della Regione, destinatarie di interrogazioni da parte di chi vorrebbe tra le buche solo erba e non villette. Le perplessità riguardano la valutazione del terreno, la tutela paesaggistica dell’area, la solidità del terreno (interessato anche di recente da alcune frane) il motore immobiliare e il soggetto che dovrebbe realizzarlo, inserito in una girandola societaria che porta oltre confine, alle isole Man e in Olanda. La storia del golf non è una storia facile, tutta in salita fin dai suoi inizi, da quando alla fine degli anni 80 il Comune acquistò settanta ettari di terreno agricolo per circa due miliardi delle vecchie lire. Nel 1989 affidò il terreno, in concessione e gestione per 80 anni, alla Salso Golf Club spa a patto che realizzasse un campo sportivo pubblico. La società costruì la club house e altri edifici di pertinenza che nel ’96 vennero valutati 4 milioni di euro. Questa società, costituitasi sedici giorni prima di ottenere la concessione del Comune, secondo quanto riportato dal consigliere della Lega Nord Roberto Corradi “sarebbe stata controllata da una nota cooperativa con sede nel reggiano, che avrebbe ceduto una piccola parte di quote a una seconda società” (L'interrogazione di Corradi). Entrambe, nel 2004, cedettero la totalità delle quote a un’altra società con sede in Irlanda, la Consort International Limited “i cui proprietari-sottoscrittori del capitale sociale risulterebbero essere altre due società con sede legale nel paradiso fiscale dell’isola di Man”.
La girandola societaria era solo all’inizio perché nel frattempo il golf stentava ad andare in buca. Per salvarlo e rilanciarlo nel 2006 s’iniziò a parlare di una società olandese come possibile nuova concessionaria. Si chiamava Tailor Made International, una società dal nome promettente visto la somiglianza con la Taylor Made, ditta leader nelle attrezzature per golf. Non erano però la stessa cosa tant’è che tra il 2007 e il 2008 la candidata a salvare il golf di Salsomaggiore iniziò a navigare in cattive acque. Rovescio dei destini legati a progetti simili a quello di Salsomaggiore, uno spagnolo (La Cigoena) e uno in Francia (Le castel) bloccata dal consiglio di Stato. La Tailor Made International group fallì. Restò in piedi solo la Tailor Made Italia, con sede a Genova, riconducibile alle stesse persone che ruotavano attorno alle precedenti società. Nel 2006 il Comune trasferì la convenzione alla Conopri srl di Genova, una società che secondo l’interrogazione di Corradi sarebbe controllata da un’altra società, sempre con sede a Genova. Risalendo con le visure camerali a ritroso nelle storie delle società coinvolte, infatti, i nomi che ricorrono sono sempre gli stessi. La Conopri l’anno successivo acquisì il 95% della Salsomaggiore Golf spa (Il bilancio della Conopri), associazione sportiva dilettantistica per 119mila euro. A maggio del 2008, infine, la Salsomaggiore Golf and Country Club, che dal ’93 raccoglieva i soci e gestiva l’a ttività sportiva, venne sciolta (Il verbale di cessazione). In campo resta, quindi, solo la Conopri che comincia la trattativa con il Comune, quella tanto discussa negli ultimi mesi e che ha come “pilastro” un pre-accordo deliberato a ottobre. In sostanza si prevede la vendita dell’area alla Conopri, la quale s’impegna a rilanciare il golf in cambio della realizzazione di alcuni immobili, tra cui 101 unità immobiliari. Le casette sono già in vendita, reclamizzate a partire da giugno su un sitoInternet, ma la variante urbanistica che ne autorizza la costruzione non esiste ancora. Sta rimbalzando tra Comune e Provincia, oggetto di una interrogazione provinciale dell’ex assessore all’Urbanistica di Salsomaggiore, oggi consigliere provinciale indipendente, Paola Mecarelli. “Paesaggisticamente quel progetto è uno scempio – commenta – perché quell’area presenta delle criticità idro-geologiche e perché non è certo costruendo dei piccoli condominii che si salva una struttura sportiva. E poi l’alienazione dei terreni a che cifra avviene? Li valutano come agricoli o tenendo conto dell’indice di edificabilità del pre-accordo che non è valido senza la variante urbanistica? Io non credo che questa sia la strada giusta per valorizzare il territorio, anzi…”. Alle sue perplessità e a quelle di Corradi – “L’area è costata al Comune un milione di euro e vi sono realizzate opere per altri 4 milioni di euro, chi la compra invece ne verserebbe solo un milione e 800mila, acquisendo anche il diritto a costruire 101 casette” - si uniscono quelle della Federazione Italiana Golf: un suo rappresentante ha infatti preso carta e penna (Il testo della lettera), mostrando più di un dubbio sulla realizzazione delle villette nel campo da golf. Troppe e troppo vicine alle buche metterebbero a rischio l’idoneità stessa del campo da gioco.
Articolo di Stefania Parmeggiani.

mercoledì 11 agosto 2010

Sarcastico intervento di Italia Nostra
CONTRO IL GOLF A TRAPPITELLO
opposizione ambientalista in Sicilia
ma i lavori sono in corso


Resta al centro dei riflettori il progetto per la realizzazione di una struttura ricettiva, con annesso campo da golf, a Trappitello, Taormina (Sicilia). I lavori proseguono (vedi foto) e si registra una nota dell’avv. Franco Camardi, presidente della sezione dell’associazione ambientalista “Italia Nostra” di Francavilla di Sicilia (ma che ha competenza per l’intero territorio jonico-alcantariano). “Italia Nostra” ha rivolto una serie di caustici e provocatori “ringraziamenti” ai vari enti e alla politica che hanno avallato il contestatissimo“Progetto Golf Alcantara s.r.l .".

L' ironica recente nota, può essere letta integralmente dal sito nazionale dell'Associazione Italia Nostra:

L'interrogazione di Nello Musumeci
"LA DESTRA" CONTRO IL GOLF A IS ARENAS
per Nello Musumeci "dune distrutte"


Pochi lo sanno, ma anche la Destra (con i soli Verdi e ambientalisti) si è schierata (formalmente e in maniera inequivocabile) contro il contestatissimo campo da golf di Is Arenas (e annessi Hotel-residence) a Narbolia (provincia di Oristano) in Sardegna. Stiamo parlando ovviamente de "La Destra" di Francesco Storace, il partito che sostiene Berlusconi e che sta per stringere una nuova alleanza elettorale con il Presidente del Consiglio.Dopo l'uscita di scena di Fini dal PDL l'ex ministro ed ex governatore Storace mira di fatto a rimpiazzarne il ruolo nel partito del Premier.Un'eccezione "ambientalista" quella de "La Destra" su Is Arenas, una posizione solitaria (che sostanzialmente ricalca quanto detto sempre da Verdi e Ambientalisti), che merita però di essere conosciuta:
questo il sito dove la si può leggere http://www.nellomusumeci.it/?p=474

La chiara dichiarazione sul campo da golf dell'oristanese è quella espressa in un' interrogazione dal Parlamentare Europeo Nello Musumeci.
"Le dune di Is Arenas-scrive l'esponente della Destra- rischiano di essere spazzate via dalla costruzione di un villaggio turistico e di un campo da golf", ma già il titolo dell'atto parlamentare era esplicito: "distruzione delle dune di Is Arenas".
Da precisare che storicamente la destra ufficiale, Forza Italia e Alleanza Nazionale prima, il PDL poi, sempre e in ogni occasione, hanno sostenuto il progetto del villaggio immobiliare di Is Arenas.Villaggio e campo da golf per il quale il nostro paese l'Italia è stato recentemente condannato (il 10 giugno scorso) dalla Corte Europea di Giustizia. Qui a questo link potete leggere l'intera sentenza, secondo la quale le autorizzazioni concesse dalle autorità locali (comune di Narbolia e Regione Sardegna) per realizzare hotel, residenze e campo da golf, hanno violato le normative ambientali esistenti (direttiva Habitat).
Un caso clamoroso, internazionale, quello di Is Arenas che ha visto negli ultimi trenta anni anche l'appoggio trasversale al progetto della srl, di gran parte della sinistra storica PCI-Pds-Ds.Ecco il testo integrale dell'interrogazione di Musumeci.
16 Marzo 2009
INTERROGAZIONE SCRITTA E-7001/08

Nello Musumeci alla Commissione
Oggetto: Distruzione delle dune di Is Arenas (Sardegna)
Le dune di Is Arenas, ubicate nel Comune di Narbolia (Sardegna), tra le ultime rimaste in Europa, rischiano di essere spazzate via dalla costruzione di un villaggio turistico e di un campo da golf.
Qualora l’impianto turistico in questione venisse davvero realizzato, assisteremmo nuovamente allo sfregio di un tesoro naturale del Mediterraneo
– catalogato peraltro dalla Commissione europea come “sito di importanza comunitaria” (Sic) – con il conseguente rischio di perdere rare specie animali e floreali che caratterizzano le dune e le spiagge di Is Arenas.
L’interrogante è al corrente del fatto che la Commissione ha adito la Corte di giustizia delle Comunità europee al fine di denunciare l’Italia per la violazione della direttiva 92/43/CEE (1) relativa alla conservazione degli habitat della flora e fauna selvatiche.
1. Può dire la Commissione se vi sono altri casi di deturpazione di siti di importanza comunitaria in Italia portati davanti alla Corte europea di giustizia?
2. Ritiene essa opportuno creare uno speciale corpo europeo, alla diretta dipendenza della Commissione, avente lo scopo di vigilare sulle zone “Sic” e di proteggerle da eventuali irreparabili danni conseguenti all’irresponsabile attività dell’uomo?
(1)GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7.


(nel video una ricostruzione del caso Is Arenas golf)
All'interrogazione è stata data risposta dal Commissario Dimas.

Nel corso degli anni la Commissione ha affrontato il problema dell’inosservanza da parte delle autorità italiane della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici (la “direttiva uccelli”) (1) e della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (la “direttiva habitat”) (2) avviando numerosi procedimenti d’infrazione che, in alcuni casi, hanno portato a ricorsi dinanzi alla Corte di giustizia europea (CGCE).
Si possono citare, ad esempio, due sentenze del 2007 pronunciate dalla CGCE nei confronti dell’Italia nelle cause C-304/05 (infrastrutture sciistiche a Santa Caterina Valfurva, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio) e C-388/05 (infrastrutture industriali a Manfredonia, Puglia). Entrambe le cause riguardano progetti situati all’interno di siti Natura 2000 che erano stati autorizzati dalle autorità italiane in violazione della normativa comunitaria in materia di tutela della natura. I relativi procedimenti ex articolo 228 del Trattato CE sono tuttora in corso e saranno portati avanti fino alla piena e integrale esecuzione delle sentenze della Corte.
Il Trattato CE affida alla Commissione il ruolo di “Custode del Trattato” ed è in tale veste che la Commissione avvia i procedimenti d’infrazione nei confronti di Stati membri quando, fra l’altro, viene ignorato l’obbligo di evitare la deturpazione dei siti Natura 2000 (obbligo prescritto dalle direttive di cui sopra). Tuttavia, ai sensi della normativa europea in materia di tutela della natura, così come in tutti gli altri settori del diritto comunitario, è principalmente responsabilità degli Stati membri garantire la corretta applicazione della legge, che in questo caso prevede la sorveglianza dello stato di conservazione delle specie e degli habitat protetti, nonché il dovere di fornire un livello di tutela adeguata dei SIC.
Ciò premesso, non è al momento prevista l’istituzione di un speciale organismo europeo posto sotto la responsabilità della Commissione, con il compito di monitorare gli SCI in Europa e garantirne la tutela contro i danni derivanti dalle attività umane.
(1)GU L 103 del 25.4.1979.(2)GU L 206 del 22.7.1992.

Vittoria dei cittadini e del GAM
BLOCCATO IL CAMPO DA GOLF
Il consiglio comunale di San Zeno
boccia il progetto di Lumini


Buone notizie dal Veneto. Il consiglio comunale di San Zeno di Montagna boccia il campo da golf di Lumini.Il GAM esprime grande soddisfazione per questa decisione.Il progetto, come avevamo segnalato, metteva in pericolo due specie floristiche.Ecco l'articolo da L'Arena.

San Zeno di Montagna (nella foto). Consiglio comunale convocato d'urgenza. La minoranza deserta la seduta e la maggioranza boccia i progetti approvati dalla precedente amministrazione, guidata dai consiglieri ora in opposizione.
L'assenza dell'intero gruppo di minoranza è apparso un chiaro segnale di dissenso sulle deliberazioni in esame. L'ex vicesindaco Piergiorgio Schena non rilascia dichiarazioni. E nel giro di un'ora, la nuova amministrazione ha rispedito al mittente in Regione, con osservazioni al piano d'area Baldo-Garda, il progetto del golf di Lumini; ha chiesto di stralciare la nuova strada prevista dal piano d'area, che da Rivoli arriverebbe a Torri passando da Caprino, Costermano e San Zeno; ha inoltre chiesto venga inserito nel piano d'area «il rinnovo degli impianti di risalita Prada-Costabella». E come colpo finale, ha bocciato il piano urbanistico attuativo di espansione edilizia di località Perare, (alle spalle del campo sportivo), approvato dalla precedente giunta comunale, in cui è prevista la costruzione di 70-80 appartamenti per circa 18 mila metri cubi.
«Con minimo 120 nuovi abitanti presunti, pari al 10 per cento della popolazione di San Zeno», ha precisato il sindaco Graziella Finotti. Una espansione edilizia che si trascina dall'anno scorso e per cui la ditta lottizzante ha fatto ricorso al Tar, che ha intimato il 30 giugno all'amministrazione di pronunicarsi sull'approvazione o meno del Pua entro 30 giorni. Da qui l'urgenza nella convocazione del Consiglio.
Nella deliberazione figura il dettaglio della mancata adozione del piano di lottizzazione. «Le opere di urbanizzazione sull'area sono carenti e vi sono serie difficoltà d'accesso... in parte su area di proprietà comunale e in parte su proprietà privata di terzi che non partecipano al piano attuattivo…» . «Con deliberazione del 25 marzo 2009, la giunta ha adottato il Piano urbanistico attuativo, con uno schema di convenzione che impegnava i privati ad assumere la realizzazione delle opere esterne all'area di lottizzazione, consistenti in allargamento della strada d'accesso, realizzazione di marciapiedi...».
La relazione prosegue: «Poco prima dell'adozione del Pua, il soggetto terzo che avrebbe dovuto cedere parte delle aree necessarie per l' accesso, ha comunicato di non aver concordato alcuna cessione con i lottizzanti. Inoltre il 17 giugno 2009, la Soprintendenza ai Beni ambientali, ha evidenziato criticità» per «l'alto valore paesaggistico…».
«A marzo 2010», continua la deliberazione, «la ditta lottizzante ha presentato un atto con cui si impegnava a realizzare le opere di urbanizzazione esterne all'ambito, ma non forniva la dimostrazione di essere in possesso della disponibilità giuridica delle aree sulle quali doveva essere realizzata la viabilità d'accesso… nel dicembre 2009, i lottizzanti hanno chiesto all'amministrazione di sottoporre al voto del Consiglio comunale il pua; l'amministrazione ha comunicato che il piano non poteva essere approvato senza il rispetto delle previsioni... della giunta così i proprietari hanno proposto ricorso al Tar, chiedendo al tribunale che ordinasse al comune di pronunciarsi sul Pua di località Perare». Il Tribunale amministrativo regionale il 30 giugno ha chiesto al Comune di pronunciarsi.
Il Consiglio comunale ha risposto di ritenere che il piano non possa essere approvato e invitato la giunta comunale a verificare se sussistano profili di illegittimità nel provvedimento di adozione del Piano attuativo.

martedì 10 agosto 2010

Espana: Palma de Mallorca
GOLF PLAYA DE MURO
EN LA ZONA PROTEGIDA
Scontro tra ambiente e Golf

http://www.20minutos.es/noticia/786402/0/
España Palma de Mallorca
Medio ambiente abre un expediente contra la promotora Golf Playa por invadir la zona ZEPA en la construcción del golf
El departamento autonómico advierte que el expediente sancionador puede derivar en la paralización cautelar de las obras


La Conselleria de Medio Ambiente y Movilidad ha abierto un expediente sancionador a la promotora Golf Playa de Muro, que este lunes reanudó las obras de excavación para la construcción del campo de golf de Son Bosc, al comprobar que los trabajos se están realizando en el interior de la zona protegida declarada como Zona de Especial Interés para las Aves (ZEPA).
La promotora inició las obras del campo de golf de una vez finalizada la moratoria para el anidamiento de los abejarucos, que le obligaron a interrumpir los trabajos durante cuatro meses, entre abril y julio, en cumplimiento de dicha moratoria, establecida para evitar la perturbación durante el período de anidamiento de esta especie en la zona.
Sin embargo, la Conselleria de Medio Ambiente ha informado en un comunicado que agentes medioambientales han detectado que las obras de excavación se están llevando a cabo en el interior de la ZEPA, declaración proteccionista aprobada en Consell de Govern el pasado 9 de julio con el fin de impedir la construcción del campo de golf.
Los agentes han levantado el acta para hacer constar que la promotora Playa Golf está desarrollando obras de maquinaria pesada en el interior de la ZEPA, lo que está dañando seriamente el hábitat protegido, informa la nota del Govern.
En este sentido, desde el departamento autonómico avisan que el expediente sancionador podría derivar en la paralización cautelar de las obras y con las sanciones pertinentes. La Conselleria recuerda que las obras sólo se pueden llevar a cabo en el exterior de la zona delimitada como ZEPA.
Sin embargo, la promotora sostiene que la clasificación como ZEPA no es incompatible con la ejecución del proyecto.
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